Archivio mensile:marzo 2014

Quando le dimensioni non contano: i corali di Bach

Nel vasto oceano dell’opera bachiana, accanto alle passioni, alle cantate, alle opere erudite, spiccano delle composizioni estremamente piccole: i preludi ai corali.
Il preludio al corale consiste in un breve brano, generalmente per organo, in una variazione sul tema della melodia del corale: una voce propone la melodia (il canto del corale) e le altre voci, che non si limitano a un ruolo di accompagnamento, introducono variazioni ritmiche e melodiche, aggiunte contrappuntistiche e abbellimenti. Leggi il resto di questa voce

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Il segreto del successo del Canone di Pachelbel

Il brano che probabilmente ha avuto maggiore eco nella produzione musicale di tutti i tempi è il Canone e Giga in Re maggiore per tre violini e basso continuo composto nel 1680 da Johann Pachelbel (1653-1706).
I primi ad “attingere” al tema del canone di Pachelbel furono addirittura Mozart nel Flauto Magico e Haydn nel Minuetto del Quartetto op.50 n.2.
È però nel XX secolo che dilaga la passione per la composizione del maestro di Norimberga: molti musicisti non si limitano solo a “citare” parti del canone o a eseguirlo con ritmi moderni e gli strumenti più disparati ma addirittura a basare sulla sua struttura interi brani.
Let it be dei Beatles, No woman, no cry di Bob Marley, With or without you degli U2 sono i più famosi degli oltre trenta titoli che ripropongono lo schema del canone originale eseguito da tre violini che poggiano su una linea di basso continuo(1) suonata dal violoncello. Leggi il resto di questa voce

Tra teologia e scienza: Oliver Messiaen e il canto degli uccelli

Oliver Messiaen, musicista, teorico musicale e ornitologo francese vissuto in Francia tra il 1908 e il 1992, è una delle personalità musicali più complesse del XX secolo.
La complessa religiosità che permea la sua intera produzione lo pone, a distanza di due secoli, in diretta relazione con il grande Bach, le cui opere musicali e teoriche furono improntate sul motto “soli Deo gloria”. Allo stesso modo, Messiaen ritiene che l’unica vera musica sia quella che contenga in sé un atto di fede “che sfiori ogni argomento senza mai cessare di sfiorare Dio”(1). Tale concezione, tuttavia, non è individuabile solo nella produzione sacra e soprattutto organistica del compositore, ma anche in quella profana, orchestrale.
A questa profonda religiosità, Messiaen associa una grande attenzione alla riflessione scientifica che riversa nella sua produzione musicale attraverso i procedimenti di serialità e retrogradazione(2), esempi della sperimentazione musicale novecentesca basata sull’applicazione alla musica di principi logico-matematici. Leggi il resto di questa voce

Quando i Preludi conquistarono l’indipendenza

Per Preludio si intende un qualunque brano musicale che serva da introduzione a una composizione più complessa, di tipo vocale o strumentale. Tale forma musicale, nata come preparazione (dei musicisti e dell’uditorio) all’esecuzione vera e propria, non ha mai avuto un carattere rigidamente definito ma la sua forma è sempre stata libera, priva di schemi fissi.
Nel corso della storia della musica c’è stato però chi ha voluto dare un carattere autonomo al Preludio trasformandolo da brano propedeutico in composizione vivente di vita propria. Il germe di questa novità va individuato nei 24 preludi e fuga del Clavicembalo ben temperato di J.S. Bach. In queste composizioni, i Preludi, anche se non ancora del tutto autonomi (ma seguiti dalle fughe), sono concepiti come “Studi” adatti al perfezionamento della tecnica dei musicisti. Leggi il resto di questa voce

L’assoluta novità del Ratto dal serraglio di Mozart

È davvero difficile elencare, senza rischiare di omettere qualcosa, le novità presenti nel Ratto dal serraglio di Mozart. Quest’opera, composta nel 1780 su libretto di Gottlieb Stephanie e basata su una favola germanica della metà del XII secolo, ha per oggetto l’amore contrastato tra Florio e Biancofiore, figli, il primo, di un sultano d’Oriente e, la seconda, della contessa d’Auvergne, prigioniera del sultano.
Con questa composizione il maestro di Salisburgo non solo dà vita a uno dei pilastri del Singespiel germanico ma offre anche una testimonianza dell’evoluzione che in quegli anni stava vivendo la società mitteleuropea. Emergono infatti gli ideali umanitari di concordia e fratellanza propugnati da Giuseppe II e la volontà illuministica di superare le discriminazioni verso le popolazioni di fede islamica. Leggi il resto di questa voce

Europa e America nella Sinfonia dal Nuovo Mondo di Dvorak

Negli ultimi anni del XIX secolo un compositore boemo, Antonin Dvorak, chiamato a dirigere il neonato conservatorio di New York fu protagonista di uno dei primi tentativi di creazione di una musica “nazionale” americana che cioè, sulla base dei canoni della musica sinfonica europea, sviluppasse i temi propri della cultura musicale e letteraria del nuovo continente.
Il tentativo si rivelò un fallimento in quanto pochissimi anni dopo fece il suo avvento il Jazz che aprì una via del tutto nuova alla musica statunitense ma ciò nulla toglie alla bellezza e all’originalità della Sinfonia n.5 in Mi minore “dal Nuovo Mondo” (op. 95) di Dvorak, composta nel 1893 ed eseguita per la prima volta ala Carnegie Hall di New York il 16 dicembre dello stesso anno. Leggi il resto di questa voce

Il barocco romano secondo Corelli

Negli ultimi due decenni del XVII secolo prende forma a Roma, grazie all’opera di Arcangelo Corelli (1653-1713), il genere del concerto grosso.
Questo è una diretta evoluzione della “sonata a tre”, composizione strumentale caratterizzata appunto dall’utilizzo di tre strumenti, in genere due violini e un violoncello con basso continuo realizzato dal clavicembalo o dall’organo.
Nel concerto grosso il nucleo della sonata a tre va a costituire il “concertino”, che esegue i temi principali del brano, a cui si oppone il “concerto grosso” o “ripieno” costituito da altri strumenti che raddoppiano quelli del concertino, costituendo una delle prime forme di orchestra nel senso moderno del termine, e che sono utilizzati per sottolineare le cadenze, come rinforzo per parti di particolare importanza e come eco al concertino. Leggi il resto di questa voce

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