Archivio mensile:marzo 2014

Vivaldi. Il concerto solistico e le quattro stagioni

Il concerto barocco ebbe in Italia la sua patria e si sviluppò secondo due tendenze: il concerto grosso romano e quello solistico veneziano. Se della prima tendenza fu Corelli il rappresentante più autorevole, di certo fu Vivaldi il massimo esponente del concerto solistico. In esso il “prete rosso” poté conciliare la sua grande inventiva e la duttilità del pensiero musicale con la sua indiscussa abilità di violinista. Nelle composizioni che elaborò riuscì infatti a introdurre i risultati da lui stesso raggiunti nello sviluppo della tecnica violinistica volta alla ricerca di nuove e originali sonorità e alla valorizzazione delle risorse più segrete dello strumento.
Da queste premesse nacque una nuova tipologia di concerto basata su una grande varietà di strumentazioni, organici e temi insieme a un gran numero soluzioni del tutto nuove per quel tempo. Leggi il resto di questa voce

La nascita della musica a programma. La Sinfonia fantastica di Berlioz

Con la Sinfonia op.14 detta “fantastica”, composta nel 1830, Hector Berlioz introduce quasi inconsapevolmente nella storia della musica sinfonica una sostanziale novità: il programma.
Esso consiste in un testo scritto, redatto solitamente dal compositore, che indica all’ascoltatore il “pretesto” dello sviluppo musicale. Secondo Berlioz corrisponde al testo parlato di un’opera, che serve ad accompagnare i brani musicali di cui spiega il carattere e l’espressione.
In tal senso la Sinfonia viene intesa dall’autore come un vero e proprio “dramma strumentale” nel quale ogni pezzo della composizione rivendica un suo specifico contenuto narrativo: con Berlioz la musica sinfonica si fa teatro. Leggi il resto di questa voce

Al di là del virtuosismo. Il pianoforte di Franz Liszt

Oltre ad essere il più grande pianista di tutti i tempi Liszt fu anche uno dei principali compositori romantici e uno dei padri della musica pianistica moderna. L’ungherese fu il primo che teorizzò e tradusse in pratica il principio nato in Francia e poi sviluppato dalla scuola tedesca della fusione tra la musica e le altre arti (la wagneriana “arte totale”).
Nella sua produzione, infatti, letteratura e musica sono inscindibilmente legate e la seconda da “evocativa” diviene “descrittiva”, capace cioè di offrire all’ascoltatore un racconto preciso e dettagliato al pari delle altre forme artistiche.
Questa “vocazione al descrittivismo” è facilmente individuabile nelle composizioni per pianoforte e ciò perché risultava lo strumento della grande orchestra più adatto a trasmettere i moti interiori dell’artista. Leggi il resto di questa voce

Debussy l’impressionista

La musica di Debussy nasce da una particolare sensibilità nei confronti della natura che viene percepita e “raccontata” dall’autore in modo del tutto originale rispetto ai compositori precedenti. Le sue composizioni si basano su un’immagine, letteraria o naturalistica, indicata nel titolo e tradotta in musica sotto forma di “impressione”. Così come avviene nella pittura impressionista in cui l’immagine è prodotta dal colore, che svolge anche la funzione di disegno, in Debussy, attraverso complessi procedimenti armonici, melodici e ritmici, è il timbro (ovvero il colore) a definire la struttura della composizione. Leggi il resto di questa voce

Il ruolo di Theodor W. Adorno nella nascita delle avanguardie musicali

C’è un filosofo tra i protagonisti del passaggio della musica dal neoclassicismo di inzio ‘900 alle avanguardie della seconda metà del secolo: Theodor W. Adorno.
Esponente della Scuola di Francoforte, fu allievo di composizione di Berg ed ebbe un ruolo chiave nei Ferienkursen, i corsi estivi che si tennero a Darmstadt tra la fine degli anni ’40 e l’inizio del decennio successivo e che furono il laboratorio entro il quale si svilupparono alcune delle tendenze dominanti nelle avanguardie musicali novecentesche.
Adorno si fece sostenitore della rottura, inevitabile e insanabile, tra società e arte moderna e tra progressismo e conservatorismo in musica. Per lui era evidente la necessità di dare nuova forma alla musica e, in generale, a tutta cultura europea. Leggi il resto di questa voce

Oltre il romanticismo. Il formalismo di Hanslick

Nella seconda metà dell’Ottocento l’idea romantica wagneriana, secondo cui la musica rappresenta per l’uomo il punto di convergenza di tutte le arti, viene superata da un approccio diverso, quello positivista. Nascono infatti teorie che tendono a non considerare il concetto di “bello artistico” come un qualcosa che riguarda esclusivamente la sfera sentimentale di compositore, esecutore e fruitore. Si pone ora attenzione alla componente materiale dell’arte, ovvero la sua tecnica che, da semplice mezzo, tende a essere considerata come essenza e sostanza stessa dell’opera.
Questo atteggiamento prelude a una sempre maggiore “scientificizzazione” degli studi musicali e alla nascita di discipline che, sulla scia di evoluzionismo e psicanalisi, intendono indagare empiricamente particolari aspetti dell’arte musicale. È in questo clima che si originano i nuovi studi di acustica, di storiografia, paleografia e psicologia musicale. Leggi il resto di questa voce

La Musica. Origini di un “mestiere”

Fino al XIX secolo la musica ha vissuto una vita separata rispetto alle altre arti. Tale condizione si fa risalire ai tempi della Grecia antica dove la musica era vista per lo più come pratica manuale, estremamente tecnica, dotata di scarso valore artistico e intellettuale. Bisogna infatti riconoscere che l’esecutore di musica, ora come allora, si differenzia dalle altre tipologie di interpreti: a lui è richiesta un’elevata competenza necessaria a far “rivivere” nell’esecuzione la composizione e il pensiero del compositore condividendoli col pubblico. Da tale necessaria specializzazione del musicista deriva l’antica concezione della musica intesa, più che come arte, come mestiere. Leggi il resto di questa voce

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: