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Quando i Preludi conquistarono l’indipendenza

Per Preludio si intende un qualunque brano musicale che serva da introduzione a una composizione più complessa, di tipo vocale o strumentale. Tale forma musicale, nata come preparazione (dei musicisti e dell’uditorio) all’esecuzione vera e propria, non ha mai avuto un carattere rigidamente definito ma la sua forma è sempre stata libera, priva di schemi fissi.
Nel corso della storia della musica c’è stato però chi ha voluto dare un carattere autonomo al Preludio trasformandolo da brano propedeutico in composizione vivente di vita propria. Il germe di questa novità va individuato nei 24 preludi e fuga del Clavicembalo ben temperato di J.S. Bach. In queste composizioni, i Preludi, anche se non ancora del tutto autonomi (ma seguiti dalle fughe), sono concepiti come “Studi” adatti al perfezionamento della tecnica dei musicisti. Leggi il resto di questa voce

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La scelta della tonalità di un brano

Il sistema temperato equabile è il fondamento della musica moderna. Esso determina che i rapporti tra i suoni restino costanti qualunque sia la tonalità in cui un brano è composto. Se è così, che senso ha scrivere un pezzo in do maggiore piuttosto che in sol o in si bemolle? Quando ci si riferisce alla musica vocale è presto detto: per adeguarsi all’estensione delle voci. Ma per la musica strumentale qual è il criterio?
Si potrebbe dire che tale decisione venga presa dal compositore quasi casualmente e inconsciamente. C’è però chi la pensa diverasamente.
Mathis Lussy, nel suo Traité de l’expression musicale, sostiene che ogni tonalità possiede un diverso potenziale di sonorità e colore. Secondo Francois Geveart, procedendo da do per quinte ascendenti (cioè aggiungendo diesis) si ha un aumento di brillantezza e luminosità. Viceversa, procedendo in senso discendente (aggiungendo bemolli) le tonalità tendono ad essere più cupe e malinconiche. Leggi il resto di questa voce

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