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Tra Oriente e Occidente. La musica russa del Gruppo dei Cinque

La ricerca, o la riscoperta, di una propria identità nazionale passa certamente attraverso il recupero della tradizione. Se questo è per noi un assunto incontestabile così non doveva essere nella Russia della seconda metà del XIX secolo, dove ancora si avvertiva quella dipendenza dalla cultura europea che aveva caratterizzato gli ultimi tre quarti del secolo precedente con i regni di Pietro e Caterina. Leggi il resto di questa voce

Dalla Scozia all’Italia. I viaggi musicali di Mendelssohn

Felix Mendelssohn Bartholdy, nato da famiglia aristocratica berlinese, fu uomo dalla grande cultura musicale, letteraria e filosofica, dotato di una personalità moderna e cosmopolita.
La sua formazione culturale è fortemente segnata dalla frequentazione con Goethe, il più grande poeta tedesco del primo Ottocento, il quale influenzò da un lato il suo linguaggio musicale, preferendo una sorta di “classicità”, contrapposta alla “rivoluzionarietà” di Beethoven, e dall’altro i suoi gusti letterari. Nella musica di Mendelssohn si nota infatti una grande attenzione data al genere del “diario di viaggio” e non è difficile notare in ciò l’influenza esercitata dall’autore del Viaggio in Italia. Leggi il resto di questa voce

Musica e strumenti musicali nella Roma antica

I Romani furono in campo musicale grandi debitori delle civiltà che incontrarono durante la loro storia. Nei tempi più antichi essi accolsero infatti la musica etrusca, derivata molto probabilmente da quella fenicia ed egiziana, quella degli altri popoli italici e, soprattutto, quella greca.

Mentre però per i Greci la musica era una componente fondamentale dell’educazione morale e intellettuale dei cittadini, i Romani la utilizzarono in una mera funzione di accompagnamento nelle feste religiose, nei  banchetti e nelle rappresentazioni teatrali. Leggi il resto di questa voce

Guido d’Arezzo e il nome delle note

Se il mondo anglosassone ha perpetuato il metodo in uso nella Grecia antica per indicare le note della scala con le lettere dell’alfabeto, lo stesso non può dirsi per l’Europa continentale.
All’inizio del secondo millennio, in Italia, sono nati infatti quei nomi, apparentemente senza senso, che ancora oggi le note musicali possiedono.
L’“invenzione” dei nomi delle note si deve al monaco benedettino Guido d’Arezzo, noto anche col nome di Guido Monaco, vissuto tra la fine del X e la prima metà dell’XI secolo. Fu musicologo e trattatista, e a lui la tradizione, spesso suffragata da prove documentali, attribuisce importanti contributi allo sviluppo della teoria musicale. Leggi il resto di questa voce

Redenzione e crisi nella musica da camera di Schumann

Il 1840 può considerarsi come un anno spartiacque nella vita e nella produzione di Robert Schumann. Sposa Clara Wieck, pianista e figlia del suo maestro, incontra Liszt, dalla cui energia rimane affascinato, e dà inzio a una nuova fase della sua produzione: non più solo composizioni per pianoforte ma Lieder, musica sinfonica e da camera.
Inizia così un periodo tanto felice quanto breve. Già nel 1844, infatti, cominceranno a manifestarsi i primi sintomi di quella depressione che, pochi anni dopo, lo condurrà a tentare il suicidio.
Proprio a metà di questi anni, nel 1842, la produzione cameristica di Schumann raggiunge i risultati più brillanti con la composizione dei tre Quartetti per archi op.41, dedicati a Felix Mendelssohn, del Quartetto op.47 per pianoforte e archi, dedicato al conte russo Mathieu Wielhorsky, e del Quintetto op.44, sempre per pianoforte e archi, dedicato a Clara. Leggi il resto di questa voce

Leggerezza e grandiosità nelle sinfonie di Gustav Mahler

In pieno post-romanticismo Mahler cerca di rinnovare dall’interno le tradizionali strutture musicali immettendo nelle sue sinfonie elementi appartenenti ad ambiti estranei a quelli della cosiddetta musica colta. Procede sistematicamente all’accostamento di momenti di classica bellezza con forme e ritmi “presi dalla strada”: cantilene, canzoni popolari, ritmi di danze, marce. L’unione di questi elementi di certo eterogenei è però resa in grandiose costruzioni nelle quali sono privati del loro originairio carattere “basso” acquisendo piena dignità musicale. L’esempio probabilmente più calzante di questa operazione è dato dal terzo tempo della prima sinfonia, Il Titano. Questa parte della composizione, infatti, ha per tema una famosa canzone popolare francese Frère Jacques il cui sviluppo a canone, partendo dalla semplicità della melodia, cresce e si sviluppa fino a risultati di grande imponenza sonora. Leggi il resto di questa voce

Il 1685 di Bach, Händel e Domenico Scarlatti

La storiografia insegna che è ben difficile definire delle periodizzazioni nette, con precisi anni di inizio e fine.

Ci sono però anni che, indubbiamente, fanno da spartiacque. È il caso della scoperta dell’America o della Rivoluzione Francese.

In musica uno di questi è il 1685, ovvero l’anno di nascita di Georg Friedrich Händel (23 febbraio), Johann Sebastian Bach (21 marzo) e Domenico Scarlatti (26 ottobre).

Con questi tre autori la musica non sarà più la stessa ponendo le basi di un mutamento irreversibile che raggiungerà il suo compimento con altri tre compositori, i grandi viennesi, alcuni decenni dopo. Leggi il resto di questa voce

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