Musica e strumenti musicali nella Roma antica

I Romani furono in campo musicale grandi debitori delle civiltà che incontrarono durante la loro storia. Nei tempi più antichi essi accolsero infatti la musica etrusca, derivata molto probabilmente da quella fenicia ed egiziana, quella degli altri popoli italici e, soprattutto, quella greca.

Mentre però per i Greci la musica era una componente fondamentale dell’educazione morale e intellettuale dei cittadini, i Romani la utilizzarono in una mera funzione di accompagnamento nelle feste religiose, nei  banchetti e nelle rappresentazioni teatrali.

Ci è giunto davvero poco della musica dell’antica Roma. Sappiamo però che si trattava di melodie prevalentemente monofoniche  che, nel caso della musica vocale, seguivano l’andamento metrico dei testi. La notazione e la struttura tetracordale (1) furono totalmente mutuate dal mondo greco.

Gli stessi strumenti musicali romani non erano altro che evoluzioni di quelli etruschi ed ellenici. Tra quelli a fiato tra i più diffusi vi erano la tibia, (in osso ma anche in legno, corno, avorio), corrispondente all’aulos dei Greci ed usata per accompagnare canti e danze, la tuba, lungo e dritto cono bronzeo privo di valvole e quindi capace di produrre un solo suono e il cornu, strumento semicircolare di bronzo con una barra trasversale  che ne attraversava il diametro.

Tra gli strumenti a corda il più “romano” era di certo la kithara, evoluzione dei più antichi lira e liuto, utilizzato sia nella musica popolare che in quella, diremmo oggi,  più colta. Era lo strumento che meglio permetteva la resa di colori diversi.

Una menzione particolare merita infine l’organum, del quale vi sono alcune raffigurazioni conservate nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Tale strumento era in grado di produrre molti dei modi (scale) Greci. Erano alimentati probabilmente da dei soffietti meccanici o dal passaggio dell’acqua, e in tal caso si parla di organi idraulici.

Note
1. Il Tetracordo è un concetto di teoria musicale che prende il nome dalle quattro corde della lira greca e che si riferisce all’intonazione dei suoni delle suddette corde (solitamente tra le due corde estreme vi era un intervallo di quarta).

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Riferimenti bibliografici
AA.VV., La musica a Roma attraverso le fonti d’archivio. Atti del Convegno internazionale (Roma, 4-7 giugno 1992), LIM, 1994

A. Bellia, Gli strumenti musicali nei reperti del museo archeologico regionale «Antonio Salinas» di Palermo, Aracne, 2009

da “Lo Stregatto” del 28 Febbraio 2011

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Pubblicato il 01/08/2015, in Cultura, Musica con tag , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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