Il segreto del successo del Canone di Pachelbel

Il brano che probabilmente ha avuto maggiore eco nella produzione musicale di tutti i tempi è il Canone e Giga in Re maggiore per tre violini e basso continuo composto nel 1680 da Johann Pachelbel (1653-1706).
I primi ad “attingere” al tema del canone di Pachelbel furono addirittura Mozart nel Flauto Magico e Haydn nel Minuetto del Quartetto op.50 n.2.
È però nel XX secolo che dilaga la passione per la composizione del maestro di Norimberga: molti musicisti non si limitano solo a “citare” parti del canone o a eseguirlo con ritmi moderni e gli strumenti più disparati ma addirittura a basare sulla sua struttura interi brani.
Let it be dei Beatles, No woman, no cry di Bob Marley, With or without you degli U2 sono i più famosi degli oltre trenta titoli che ripropongono lo schema del canone originale eseguito da tre violini che poggiano su una linea di basso continuo(1) suonata dal violoncello.

Una spiegazione di questo successo sta nel fatto che che lo stesso Pachelbel “attinse” a modelli famosi del suo tempo.
In primo luogo, ovviamente, è utilizzato lo schema del canone basato sull’imitazione di una melodia da parte di due o più voci che si svolge per tutta la durata del brano. Secondo alcuni musicologi Pachelbel si ispirò al più antico canone conosciuto, Sumer is icumen in(2), composto in Inghilterra nel XIII secolo.
Nella composizione in esame però si possono anche individuare elementi appartenenti a diverse danze antiche come la Giga, la Follia, la Ciaccona, la Passacaglia e la Sarabanda, forme musicali di origini diverse (Irlanda, Portogallo, Italia, Spagna cattolica e moresca) che, unite al rigore contrappuntistico(3) tedesco e alla circolarità della struttura a canone, determinano un brano unico che riesce a trasmettere al contempo serenità e vivacità, riposo e movimento.

Riferimenti discografici

  • Johann Pachelbel, Canone e Giga, Orpheus Chamber Orchestra, Deutsche Grammophon, 2008
  • Wolfgang Amadeus Mozart, Il Flauto Magico (Die Zauberflöte), Deutsche Grammophon, 2006
  • Joseph Haydn, Quartetti op. 50 n. 1, 2, 3, Naxos, 1998
  • The Beatles, Let it be, Apple Records, 1970
  • Bob Marley, No woman, no cry, Universal, 1974
  • U2, With or without you, Island Records, 1987

Note

  1. Basso continuo (o numerato): tecnica usata per l’accompagnamento della musica da camera e per sostenere il coro o l’orchestra.
  2. In italiano, È arrivata l’estate.
  3. Contrappunto: studio (orizzontale) delle linee melodiche che convivono nella polifonia. È l’opposto dell’armonia che invece studia i rapporti verticali tra le voci in una partitura.

da “Il Pendolo” del 14 Novembre 2008

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Pubblicato il 25/03/2014, in Cultura, Musica con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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