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La scelta della tonalità di un brano

Il sistema temperato equabile è il fondamento della musica moderna. Esso determina che i rapporti tra i suoni restino costanti qualunque sia la tonalità in cui un brano è composto. Se è così, che senso ha scrivere un pezzo in do maggiore piuttosto che in sol o in si bemolle? Quando ci si riferisce alla musica vocale è presto detto: per adeguarsi all’estensione delle voci. Ma per la musica strumentale qual è il criterio?
Si potrebbe dire che tale decisione venga presa dal compositore quasi casualmente e inconsciamente. C’è però chi la pensa diverasamente.
Mathis Lussy, nel suo Traité de l’expression musicale, sostiene che ogni tonalità possiede un diverso potenziale di sonorità e colore. Secondo Francois Geveart, procedendo da do per quinte ascendenti (cioè aggiungendo diesis) si ha un aumento di brillantezza e luminosità. Viceversa, procedendo in senso discendente (aggiungendo bemolli) le tonalità tendono ad essere più cupe e malinconiche. Leggi il resto di questa voce

Conquista e superamento della tonalità

La musica è il prodotto di due elementi: suono e ritmo. Perché i suoni siano gradevoli all’ascolto, secondo la tradizione, è necessario che essi siano combinati secondo precisi rapporti. Eppure c’è stato un tempo in cui la tonalità, intesa come insieme di modo e tono composta da sette suoni precisamente definiti e ordinati, non era affatto cosa ovvia.
Il rapporto tra i suoni che costituiscono una scala è stato infatti stabilito definitivamente solo nel XVIII secolo grazie soprattutto a Rameau e a J.S. Bach che nel Clavicembalo ben temperato mette in musica il risultato di lunghi dibattiti e consacra il sistema temperato equabile che riduce tutti i suoni dell’ottava in dodici semitoni equidistanti falsando i rapporti della scala matematica (basata su procedimenti fisici) ma al contempo rendendo omogenee e costanti le distanze fra i suoni in ciascuna tonalità. Leggi il resto di questa voce

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