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La Musica. Origini di un “mestiere”

Fino al XIX secolo la musica ha vissuto una vita separata rispetto alle altre arti. Tale condizione si fa risalire ai tempi della Grecia antica dove la musica era vista per lo più come pratica manuale, estremamente tecnica, dotata di scarso valore artistico e intellettuale. Bisogna infatti riconoscere che l’esecutore di musica, ora come allora, si differenzia dalle altre tipologie di interpreti: a lui è richiesta un’elevata competenza necessaria a far “rivivere” nell’esecuzione la composizione e il pensiero del compositore condividendoli col pubblico. Da tale necessaria specializzazione del musicista deriva l’antica concezione della musica intesa, più che come arte, come mestiere. Leggi il resto di questa voce

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Conquista e superamento della tonalità

La musica è il prodotto di due elementi: suono e ritmo. Perché i suoni siano gradevoli all’ascolto, secondo la tradizione, è necessario che essi siano combinati secondo precisi rapporti. Eppure c’è stato un tempo in cui la tonalità, intesa come insieme di modo e tono composta da sette suoni precisamente definiti e ordinati, non era affatto cosa ovvia.
Il rapporto tra i suoni che costituiscono una scala è stato infatti stabilito definitivamente solo nel XVIII secolo grazie soprattutto a Rameau e a J.S. Bach che nel Clavicembalo ben temperato mette in musica il risultato di lunghi dibattiti e consacra il sistema temperato equabile che riduce tutti i suoni dell’ottava in dodici semitoni equidistanti falsando i rapporti della scala matematica (basata su procedimenti fisici) ma al contempo rendendo omogenee e costanti le distanze fra i suoni in ciascuna tonalità. Leggi il resto di questa voce

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