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La nascita della musica a programma. La Sinfonia fantastica di Berlioz

Con la Sinfonia op.14 detta “fantastica”, composta nel 1830, Hector Berlioz introduce quasi inconsapevolmente nella storia della musica sinfonica una sostanziale novità: il programma.
Esso consiste in un testo scritto, redatto solitamente dal compositore, che indica all’ascoltatore il “pretesto” dello sviluppo musicale. Secondo Berlioz corrisponde al testo parlato di un’opera, che serve ad accompagnare i brani musicali di cui spiega il carattere e l’espressione.
In tal senso la Sinfonia viene intesa dall’autore come un vero e proprio “dramma strumentale” nel quale ogni pezzo della composizione rivendica un suo specifico contenuto narrativo: con Berlioz la musica sinfonica si fa teatro. Leggi il resto di questa voce

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Oltre il romanticismo. Il formalismo di Hanslick

Nella seconda metà dell’Ottocento l’idea romantica wagneriana, secondo cui la musica rappresenta per l’uomo il punto di convergenza di tutte le arti, viene superata da un approccio diverso, quello positivista. Nascono infatti teorie che tendono a non considerare il concetto di “bello artistico” come un qualcosa che riguarda esclusivamente la sfera sentimentale di compositore, esecutore e fruitore. Si pone ora attenzione alla componente materiale dell’arte, ovvero la sua tecnica che, da semplice mezzo, tende a essere considerata come essenza e sostanza stessa dell’opera.
Questo atteggiamento prelude a una sempre maggiore “scientificizzazione” degli studi musicali e alla nascita di discipline che, sulla scia di evoluzionismo e psicanalisi, intendono indagare empiricamente particolari aspetti dell’arte musicale. È in questo clima che si originano i nuovi studi di acustica, di storiografia, paleografia e psicologia musicale. Leggi il resto di questa voce

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