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Jean-Baptiste Lully e la nascita dell’opera francese

Personaggio poliedrico, compositore, musicista, bouffon di corte, direttore di teatro, organizzatore di feste, Jean-Baptiste Lully rappresenta uno dei più importanti casi di fuga di cervelli italiani all’estero.

Giovan Battista Lulli nasce, infatti, a Firenze nel 1632, ma già all’età di dodici anni si trasferisce a Parigi per servire la figlia di Gaston d’Orléans.
Il 1653 è l’anno della svolta, allorquando passa al servizio della corte reale iniziando un percorso che lo porterà a divenire il signore incontrastato del teatro lirico francese e uno dei maggiori uomini di fiducia del Re Sole. A partire dal 1664 inizia il suo sodalizio con Molière, insieme al quale dà vita alla comédie-ballet, una serie di divertimenti legati insieme da un canovaccio di commedia. Questo nuovo genere costituisce un primo significativo passo per il superamento dell’opera “all’italiana” importata in Francia dal Mazarino. Leggi il resto di questa voce

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Il 1685 di Bach, Händel e Domenico Scarlatti

La storiografia insegna che è ben difficile definire delle periodizzazioni nette, con precisi anni di inizio e fine.

Ci sono però anni che, indubbiamente, fanno da spartiacque. È il caso della scoperta dell’America o della Rivoluzione Francese.

In musica uno di questi è il 1685, ovvero l’anno di nascita di Georg Friedrich Händel (23 febbraio), Johann Sebastian Bach (21 marzo) e Domenico Scarlatti (26 ottobre).

Con questi tre autori la musica non sarà più la stessa ponendo le basi di un mutamento irreversibile che raggiungerà il suo compimento con altri tre compositori, i grandi viennesi, alcuni decenni dopo. Leggi il resto di questa voce

Linguistica e semiologia musicale

Che la musica sia un linguaggio è fuori di dubbio. Quel che invece ancora resta poco chiaro sono i meccanismi che presiedono al suo funzionamento. I problemi sul tavolo sono principalmente due. Il primo riguarda l’astrattezza del linguaggio musicale, ovvero il fatto che esso non sia, a differenza di quello verbale, mai rappresentativo ma sempre simbolico. Mentre il linguaggio discorsivo, infatti, si esaurisce nella definizione del suo oggetto, quello musicale non può essere mai del tutto privato della sua componente astratta e simbolica.
Il secondo problema riguarda invece la possibilità di far valere il valore linguistico della musica anche nel caso della musica contemporanea. L’atonalità e, soprattutto, la dodecafonia hanno infatti determinato un innegabile scollamento tra la creazione musicale e la volontà dell’autore di esprimere (e la capacità dell’ascoltatore di cogliere) un significato. Leggi il resto di questa voce

La nascita della musica a programma. La Sinfonia fantastica di Berlioz

Con la Sinfonia op.14 detta “fantastica”, composta nel 1830, Hector Berlioz introduce quasi inconsapevolmente nella storia della musica sinfonica una sostanziale novità: il programma.
Esso consiste in un testo scritto, redatto solitamente dal compositore, che indica all’ascoltatore il “pretesto” dello sviluppo musicale. Secondo Berlioz corrisponde al testo parlato di un’opera, che serve ad accompagnare i brani musicali di cui spiega il carattere e l’espressione.
In tal senso la Sinfonia viene intesa dall’autore come un vero e proprio “dramma strumentale” nel quale ogni pezzo della composizione rivendica un suo specifico contenuto narrativo: con Berlioz la musica sinfonica si fa teatro. Leggi il resto di questa voce

Debussy l’impressionista

La musica di Debussy nasce da una particolare sensibilità nei confronti della natura che viene percepita e “raccontata” dall’autore in modo del tutto originale rispetto ai compositori precedenti. Le sue composizioni si basano su un’immagine, letteraria o naturalistica, indicata nel titolo e tradotta in musica sotto forma di “impressione”. Così come avviene nella pittura impressionista in cui l’immagine è prodotta dal colore, che svolge anche la funzione di disegno, in Debussy, attraverso complessi procedimenti armonici, melodici e ritmici, è il timbro (ovvero il colore) a definire la struttura della composizione. Leggi il resto di questa voce

Il ruolo di Theodor W. Adorno nella nascita delle avanguardie musicali

C’è un filosofo tra i protagonisti del passaggio della musica dal neoclassicismo di inzio ‘900 alle avanguardie della seconda metà del secolo: Theodor W. Adorno.
Esponente della Scuola di Francoforte, fu allievo di composizione di Berg ed ebbe un ruolo chiave nei Ferienkursen, i corsi estivi che si tennero a Darmstadt tra la fine degli anni ’40 e l’inizio del decennio successivo e che furono il laboratorio entro il quale si svilupparono alcune delle tendenze dominanti nelle avanguardie musicali novecentesche.
Adorno si fece sostenitore della rottura, inevitabile e insanabile, tra società e arte moderna e tra progressismo e conservatorismo in musica. Per lui era evidente la necessità di dare nuova forma alla musica e, in generale, a tutta cultura europea. Leggi il resto di questa voce

La Musica. Origini di un “mestiere”

Fino al XIX secolo la musica ha vissuto una vita separata rispetto alle altre arti. Tale condizione si fa risalire ai tempi della Grecia antica dove la musica era vista per lo più come pratica manuale, estremamente tecnica, dotata di scarso valore artistico e intellettuale. Bisogna infatti riconoscere che l’esecutore di musica, ora come allora, si differenzia dalle altre tipologie di interpreti: a lui è richiesta un’elevata competenza necessaria a far “rivivere” nell’esecuzione la composizione e il pensiero del compositore condividendoli col pubblico. Da tale necessaria specializzazione del musicista deriva l’antica concezione della musica intesa, più che come arte, come mestiere. Leggi il resto di questa voce

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