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Il duro lavoro dell’esecutore

Eseguire una musica contiene in sé inscidibilmente l’atto di tramandarla. È questa una caratteristica che appartiene solo a quest’arte e a nessun’altra. Qualunque musicista, nel momento in cui approccia allo studio e, successivamente, all’esecuzione di un brano deve fare i conti non solo con sé stesso e con l’autore di esso ma con tutti gli elementi che hanno arricchito e mutato il pensiero musicale e la capacità di ascolto del pubblico fin dal giorno della composizione di quella musica. L’opera del passato non arriva infatti mai a noi come era in origine, giunge all’esecutore permeata di tutti i segni e di tutti i sensi che le sono stati dati dal tempo. Il concetto di fedeltà all’autore ha valore solo quando, superando l’ingenuità delle impossibili esecuzioni filologiche, si riesce a cogliere tutto l’insieme dei sedimenti che inevitabilmente quella musica si porta addosso. Leggi il resto di questa voce

La scommessa delle mostre impossibili

Quando negli anni ’30 del secolo scorso Walter Benjamin scriveva “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica” egli si domandava come poteva cambiare il valore e la fruizione dell’arte alla luce delle innovazioni apportate dalla fotografia e dal cinema. Di certo non poteva immaginare come, nell’arco di alcuni decenni, quell’orizzonte si sarebbe enormemente dilatato. Leggi il resto di questa voce

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