Il “morbo di Baumol”, i costi del teatro d’opera e la necessità dell’intervento pubblico per lo Spettacolo

Il settore dello Spettacolo dal vivo è caratterizzato da un particolare fenomeno, detto “sindrome di Baumol” dal nome dell’economista che per primo ne definì chiaramente i caratteri.

Volendo semplificare basti dire che, per i teatri, ad esempio, non sempre l’aumento della quantità prodotta si traduce, in un bilanciamento del peso dei costi fissi[1]. Leggi il resto di questa voce

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Guido d’Arezzo e il nome delle note

Se il mondo anglosassone ha perpetuato il metodo in uso nella Grecia antica per indicare le note della scala con le lettere dell’alfabeto, lo stesso non può dirsi per l’Europa continentale.
All’inizio del secondo millennio, in Italia, sono nati infatti quei nomi, apparentemente senza senso, che ancora oggi le note musicali possiedono.
L’“invenzione” dei nomi delle note si deve al monaco benedettino Guido d’Arezzo, noto anche col nome di Guido Monaco, vissuto tra la fine del X e la prima metà dell’XI secolo. Fu musicologo e trattatista, e a lui la tradizione, spesso suffragata da prove documentali, attribuisce importanti contributi allo sviluppo della teoria musicale. Leggi il resto di questa voce

Redenzione e crisi nella musica da camera di Schumann

Il 1840 può considerarsi come un anno spartiacque nella vita e nella produzione di Robert Schumann. Sposa Clara Wieck, pianista e figlia del suo maestro, incontra Liszt, dalla cui energia rimane affascinato, e dà inzio a una nuova fase della sua produzione: non più solo composizioni per pianoforte ma Lieder, musica sinfonica e da camera.
Inizia così un periodo tanto felice quanto breve. Già nel 1844, infatti, cominceranno a manifestarsi i primi sintomi di quella depressione che, pochi anni dopo, lo condurrà a tentare il suicidio.
Proprio a metà di questi anni, nel 1842, la produzione cameristica di Schumann raggiunge i risultati più brillanti con la composizione dei tre Quartetti per archi op.41, dedicati a Felix Mendelssohn, del Quartetto op.47 per pianoforte e archi, dedicato al conte russo Mathieu Wielhorsky, e del Quintetto op.44, sempre per pianoforte e archi, dedicato a Clara. Leggi il resto di questa voce

Leggerezza e grandiosità nelle sinfonie di Gustav Mahler

In pieno post-romanticismo Mahler cerca di rinnovare dall’interno le tradizionali strutture musicali immettendo nelle sue sinfonie elementi appartenenti ad ambiti estranei a quelli della cosiddetta musica colta. Procede sistematicamente all’accostamento di momenti di classica bellezza con forme e ritmi “presi dalla strada”: cantilene, canzoni popolari, ritmi di danze, marce. L’unione di questi elementi di certo eterogenei è però resa in grandiose costruzioni nelle quali sono privati del loro originairio carattere “basso” acquisendo piena dignità musicale. L’esempio probabilmente più calzante di questa operazione è dato dal terzo tempo della prima sinfonia, Il Titano. Questa parte della composizione, infatti, ha per tema una famosa canzone popolare francese Frère Jacques il cui sviluppo a canone, partendo dalla semplicità della melodia, cresce e si sviluppa fino a risultati di grande imponenza sonora. Leggi il resto di questa voce

Jean-Baptiste Lully e la nascita dell’opera francese

Personaggio poliedrico, compositore, musicista, bouffon di corte, direttore di teatro, organizzatore di feste, Jean-Baptiste Lully rappresenta uno dei più importanti casi di fuga di cervelli italiani all’estero.

Giovan Battista Lulli nasce, infatti, a Firenze nel 1632, ma già all’età di dodici anni si trasferisce a Parigi per servire la figlia di Gaston d’Orléans.
Il 1653 è l’anno della svolta, allorquando passa al servizio della corte reale iniziando un percorso che lo porterà a divenire il signore incontrastato del teatro lirico francese e uno dei maggiori uomini di fiducia del Re Sole. A partire dal 1664 inizia il suo sodalizio con Molière, insieme al quale dà vita alla comédie-ballet, una serie di divertimenti legati insieme da un canovaccio di commedia. Questo nuovo genere costituisce un primo significativo passo per il superamento dell’opera “all’italiana” importata in Francia dal Mazarino. Leggi il resto di questa voce

Rassegna teatrale “Ad est del mondo”. Teatri e storie da orizzonti vicini

Ad Est del Mondo (rassegna_provvisorio)

Teatro Il Primo di Napoli – Stagione teatrale 2015-2016

Direzione Artistica: Armando Rotondi
Direzione Organizzativa: Stefano Russo

1. RICORDI DEL MUSSA DAGH
Liberamente tratto dal romanzo “I quaranta giorni del Mussa Dagh” di Franz Werfel
Basato sull’omonimo romanzo capolavoro di Franz Werfel, lo spettacolo illustra il piano turco di deportazione e sterminio della popolazione cristiana armena realizzata da turchi e curdi nel 1915 e di come un gruppo di sette villaggi armeni situati alla base del monte Mussa Dagh, circa 5000 persone, decidessero di opporsi con le armi allo sterminio e di come riuscirono, asserragliati sul monte, a resistere agli assalti turchi per 40 giorni.

2. L’ACCUSA – Giudizio e morte dei coniugi Ceausescu
Tradotto e adattato da Armando Rotondi dai trascritti originali del processo-lampo del dicembre 1989
Il processo contro Nicolae ed Elena Ceausescu è l’atto finale della rivoluzione rapida e violenta che ha portato alla fine del regime comunista in Romania.
Arrestati mentre tentavano la fuga, travestiti da contadini per le campagne del Paese, i Ceausescu sono stati accusati di diversi crimini da genocidio a distruzione dell’economia. Il loro processo è stato ripreso e trasmesso più volte dalla televisione rumena.
Lo spettacolo “L’ACCUSA” sovverte questa immagine e ci mostra i loro accusatori (rappresentato simbolicamente da un unico attore) nel momento in cui processano, accusano, giudicano e infine giustiziano i due.

3. ALI E NINO
Liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Kurban Said
Attraverso le peripezie di due amanti, rappresentanti di culture e confessioni differenti (lei cristiana, lui musulmano) la narrazione accompagna il lettore in un percorso che dalle coste del Caspio e dalla vivace atmosfera della città vecchia di Baku conduce fino alla Persia, passando attraverso il Karabakh, la Georgia e il Daghestan, sullo sfondo di una continua dialettica tra Asia e Europa, Islam e Cristianità, guerra e pace, onore e vergogna.

Il 1685 di Bach, Händel e Domenico Scarlatti

La storiografia insegna che è ben difficile definire delle periodizzazioni nette, con precisi anni di inizio e fine.

Ci sono però anni che, indubbiamente, fanno da spartiacque. È il caso della scoperta dell’America o della Rivoluzione Francese.

In musica uno di questi è il 1685, ovvero l’anno di nascita di Georg Friedrich Händel (23 febbraio), Johann Sebastian Bach (21 marzo) e Domenico Scarlatti (26 ottobre).

Con questi tre autori la musica non sarà più la stessa ponendo le basi di un mutamento irreversibile che raggiungerà il suo compimento con altri tre compositori, i grandi viennesi, alcuni decenni dopo. Leggi il resto di questa voce

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