Guido d’Arezzo e il nome delle note

Se il mondo anglosassone ha perpetuato il metodo in uso nella Grecia antica per indicare le note della scala con le lettere dell’alfabeto, lo stesso non può dirsi per l’Europa continentale.
All’inizio del secondo millennio, in Italia, sono nati infatti quei nomi, apparentemente senza senso, che ancora oggi le note musicali possiedono.
L’“invenzione” dei nomi delle note si deve al monaco benedettino Guido d’Arezzo, noto anche col nome di Guido Monaco, vissuto tra la fine del X e la prima metà dell’XI secolo. Fu musicologo e trattatista, e a lui la tradizione, spesso suffragata da prove documentali, attribuisce importanti contributi allo sviluppo della teoria musicale.

Per facilitare la memorizzazione delle note da parte dei monaci dell’Abbazia di Pomposa, vicino Ferrara, Guido compose una melodia per l’inno liturgico dei Vespri di San Giovanni Battista, scritto da Paolo Diacono.
La prima sillaba di ciascun rigo della strofa corrispondeva ad un grado dell’esacordo(1) Ut – Re – Mi – Fa – Sol – La, antenato della moderna scala diatonica di Do maggiore: Ut queant laxis / Resonare fibris / Mira gestorum / Famuli tuorum / Solve polluti / Labii reatum / Sancte Iohannes”(2).
Il settimo grado, detto sensibile, non era conosciuto a quell’epoca e fu introdotto solo sul finire del XVI secolo, quando si affermò definitivamente la musica tonale(3). Esso prese il nome dalle iniziali delle parole dell’ultimo verso: Sancte Iohannes.
Infine, solo in Italia, nel Seicento, la prima nota mutò il suo nome in “Do”, su proposta del musicologo Giovanni Battista Doni che, considerando poco gradevole il suono “Ut”, decise di sostituirlo con la sillaba iniziale del nome di Dio, Dominus, che è anche la sillaba iniziale del suo cognome.

Riferimenti bibliografici

  • Silvana Crotti, Guido d’Arezzo. Tra storia e leggenda, Helicon, Arezzo 2001
  • Riccardo Piacentini, Manuale di armonia tonale, Curci, Milano 1999

Riferimenti discografici

  • AA.VV., The mistery of Do-Re-Mi, Signum Classics 2007

Note

  1. L’esacordo è una successione di sei suoni. È l’antenato della scala ed era utilizzato nel Medioevo.
  2. Traduzione: “Affinché i tuoi servi possano cantare con voci libere le meraviglie delle tue opere, o San Giovanni, cancella il peccato delle loro labbra impure”.
  3. La musica tonale è quella costruita intorno ad un suono fondamentale, detto “tonica” che dà anche il nome alla scala (es. di “Do maggiore”), e con il quale gli altri gradi instaurano specifiche relazioni di dipendenza.

da “Il Pendolo” del 9 Dicembre 2009

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Pubblicato il 28/07/2015, in Cultura, Musica con tag , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Bellissimo post: mi sono sempre chiesta da dove provenissero i nomi delle note.

  2. La storia del monaco Guido d’Arezzo(nonper fare la secchiona)secondo me è molto interessante perchè ti fa cepire come sono nate le sette note e questo secondo me è molto interessente a parer mio anche se il prof.Faccioli ce l’avave già spiegato in classe!!!!!!!

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