Al di là del virtuosismo. Il pianoforte di Franz Liszt

Oltre ad essere il più grande pianista di tutti i tempi Liszt fu anche uno dei principali compositori romantici e uno dei padri della musica pianistica moderna. L’ungherese fu il primo che teorizzò e tradusse in pratica il principio nato in Francia e poi sviluppato dalla scuola tedesca della fusione tra la musica e le altre arti (la wagneriana “arte totale”).
Nella sua produzione, infatti, letteratura e musica sono inscindibilmente legate e la seconda da “evocativa” diviene “descrittiva”, capace cioè di offrire all’ascoltatore un racconto preciso e dettagliato al pari delle altre forme artistiche.
Questa “vocazione al descrittivismo” è facilmente individuabile nelle composizioni per pianoforte e ciò perché risultava lo strumento della grande orchestra più adatto a trasmettere i moti interiori dell’artista.

Nell’Ottocento, inoltre, il pianoforte non fu più considerato un semplice strumento musicale ma divenne un vero e proprio mezzo d’espressione culturale e i pianisti virtuosi ne furono i messaggeri, incarnando il mito tutto borghese del self made man che con le sue doti, la sua forza e il suo impegno è capace di ottenere prestigio e riconoscimento sociale.

Con Liszt il pianoforte si fece così testo su cui poter scrivere e diffondere il romanzo dell’umanità e il genere dello studio(1) ne fu una delle forme privilegiate di espressione.
In particolare negli Studi d’esecuzione trascendentale si può notare la volontà di Liszt di descrivere minuziosamente la realtà attraverso le doti coloristiche di uno strumento capace di trasmettere artisticamente idee, pensieri e vicende.
Tali studi costituiscono oggi una delle pagine più impegnative per i pianisti sia per le ardite soluzioni tecniche adottate sia per le difficoltà d’interpretazione determinate proprio dalla necessità di rendere in un’unica esecuzione un testo al tempo stesso musicale e letterario.

Riferimenti bibliografici

  • C. Casini, L’arte di ascoltare la musica, Bompiani, Milano 2004
  • R. Dalmonte, Il pianoforte nell’Ottocento in Enciclopedia della Musica, Einaudi, Torino 2004

Riferimenti discografici

  • F. Liszt, Studi per pianoforte completi, Claudio Arrau e Nikita Magaloff (pianoforte), Philips, 1997
  • F. Liszt, Studi d’esecuzione trascendentale, Claudio Arrau (pianoforte), Pentatone Classics, 2008

Note

  1. Lo studio è una composizione concepita per scopi puramente didattici al fine di porre all’esecutore una specifica difficoltà tecnica presentata sotto forma di un brano artisticamente compiuto.

da “Il Pendolo” del 9 Gennaio 2010

Pubblicato il 17/03/2014, in Cultura, Musica con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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