La grammatica della musica: scala e modo

Letteratura, arti figurative e musica hanno tutte un proprio codice che è possibile comprendere e, a volte, comparare. Una partitura, ad esempio, a cominciare dalla singola nota, ha lettere, parole, frasi, periodi, stili e generi al pari di un testo letterario.
Uno degli elementi del linguaggio musicale che più difficilmente trova corrispondenze nelle altre arti è la scala, termine col quale si intende una successione di suoni disposti secondo un preciso ordine all’interno di un’ottava, ovvero tra due suoni che hanno lo stesso nome (ad esempio Do-Do) ma dove il secondo ha frequenza doppia del primo.
Le origini delle scale risalgono al mondo antico: si hanno infatti testimonianze di esse in ambiente cinese, gaelico e greco.

Alla scala è strettamente connesso il modo, ovvero il procedimento che è alla base della disposizione dei suoni al suo interno.
Da una costruzione fatta secondo rigorosi canoni fisici basati sulla teoria dei suoni armonici(1) nascono il “modo maggiore” e quello “minore”. Il primo dal carattere caldo e vivace il secondo dai toni più tristi e patetici.
A questi due modi se ne aggiungono numerosi altri, ognuno dei quali comunica non solo un diverso umore ma soprattutto la specifica cultura che l’ha generato.
Nascono così scale come quella di seconda napoletana, cosiddetta perché usata dalla scuola napoletana del XVIII secolo e individuabile in molte canzoni popolari, la scala minore orientale e la scala enigmatica, usata da Verdi nella sua Ave Maria a quattro voci.
Una scala del tutto particolare è quella per toni interi, o esatonale, molto utilizzata da Debussy. Essa è costituita da sei note tutte a distanza di un tono l’una dall’altra, priva dunque dei semitoni che, presenti in tutte le altre scale, contribuiscono a creare i “rapporti di forza” tra i vari gradi di esse.

Riferimenti bibliografici

  • Theodore Dubois, Trattato di armonia, Curci, Milano
  • Emilia Gubitosi, Suono e Ritmo, Curci, Milano 1959
  • Piston Walter, Armonia, EDT, Torino 1989

Riferimenti discografici

  • Giuseppe Verdi, Messa da Requiem – Quattro pezzi sacri, Orchestre Revolutionnaire et Romantique, Philips 1995
  • Claude Debussy, Preludi, Maurizio Pollini (pianoforte), Deutsche Grammophon 1999

da “Il Pendolo” del 6 Ottobre 2009

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Pubblicato il 09/03/2014, in Cultura, Musica con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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