Le caratteristiche dell’alimentazione dei Romani

Fatta eccezione per alcuni casi particolari, l’alimentazione dei Romani era, generalmente, piuttosto equilibrata. Essa infatti poteva godere di tutti i benefici propri della dieta mediterranea in cui l’energia complessiva è fornita principalmente dai cereali (più del sessanta per cento) mentre solo una bassa percentuale di essa proviene dai lipidi, ovvero dai grassi (meno del trenta per cento), al cui totale contribuisce l’olio d’oliva. Tale dieta ha quindi il pregio di essere povera in grassi acidi saturi. Inoltre la corretta assunzione di fibre dietetiche fornite dall’alto consumo di vegetali e frutta permette di ottimizzare le funzioni digestive e migliorare l’assimilazione delle sostanze nutritive[1].

Ai benefici arrecati dal consumo di singoli alimenti vanno poi aggiunti quelli derivanti dai processi di “intersupplementazione” caratteristici delle diete basate su una piuttosto ampia varietà dei cibi. Molti alimenti hanno infatti la capacità di compensarsi tra loro permettendo una dieta bilanciata[2].

Bisogna però tener presente che la suddetta bontà del tipo di alimentazione non si traduceva direttamente in un buono stato nutrizionale per l’intera popolazione. Non tutte le classi sociali potevano infatti disporre della stessa quantità e qualità di cibo. In particolare, nelle fasce meno agiate, erano sottoposte a gravi rischi due gruppi di persone particolarmente vulnerabili, i bambini nei periodi di maggiore crescita e le donne incinte e allattanti che necessitano di maggiori assunzioni di ferro e di calcio.

Le malattie da cui erano affetti i Romani, riportate dalle fonti, permettono di avere un primo quadro dei problemi legati alla malnutrizione a Roma: i calcoli alla vescica dipendono dalla non assunzione di latte; molte malattie agli occhi possono essere associate alla mancanza di vitamina A; il rachitismo è determinato dalla carenza di vitamina D.

Altri effetti della malnutrizione sono, poi, forniti dalle testimonianze archeologiche: l’analisi dei livelli di smalto dei denti permette di conoscere alcune carenze nutritive[3]; la presenza di scheletri dalla statura particolarmente bassa è segno di ridotti livelli nutrizionali durante l’età neonatale e l’infanzia; la presenza di iperostosi porotica al cranio indica anemia[4]; un tasso osseo di Zinco (Zn) e di Stronzio (Sr) troppo bassi (inferiori cioè allo 0,7% della quantità di Calcio che costituisce le ossa) sono indici rispettivamente di scarsa assunzione di carne (soprattutto carne rossa e pesce) e di alimenti di origine animale (soprattutto latte e derivati)[5].

Inoltre questo stato di irregolarità nutrizionale andava a sommarsi alle condizioni di vita proprie di una città in continua crescita demografica dove la sempre più alta densità di abitanti determina un peggioramento delle condizioni igienico-sanitarie di base, rende più difficoltoso l’accaparramento di cibo e favorisce il contagio in caso di epidemie.

Sul versante completamente opposto vanno, infine, a porsi i problemi riguardanti le classi agiate. Infatti le patologie gastrointestinali e quelle legate alle alterazioni del metabolismo o alla sedentarietà, quali obesità, calcolosi e gotta, aumentarono proporzionalmente all’accresciuto benessere. Ma ancor più che per gli eccessi alimentari queste affezioni derivarono dalla natura stessa delle sostanze, dalla mescolanza di cibi talvolta “incompatibili” tra loro o dall’eccessiva elaborazione dei piatti, sorprendenti da un punto di vista scenografico, ma dannosi per la salute. Si pensi ad esempio agli ingredienti che costituivano una delle pietanze predilette dall’imperatore Vitellio: un complicato trionfo gastronomico composto da cervelli di pavoni, lingue di fenicotteri e lattigini di murene, o ai quadrupedi preparati interi con elaborate farciture[6].


[1] P. Garnsey, Malnutrizione e produttività agricola nel Mediterraneo antico, in Demografia, sistemi agrari, regimi alimentari nel mondo antico. Edipuglia, Bari 1999

[2] G. Ballerini, Leguminose e strutture nutrizionali mediterranee in Homo edens. Diapress, Milano 1989

[3] F. Mallegni, Modelli odontomorfologici: un tentativo di indagine nutrizionale dallo stato dei denti di gruppi umani antichi in Homo edens. Diapress, Milano 1989

[4] P. Garnsey, Malnutrizione e produttività agricola nel Mediterraneo antico, in Demografia, sistemi agrari, regimi alimentari nel mondo antico. Edipuglia, Bari 1999

[5] G. Fornaciari, Indagini paleonutrizionali su serie scheletriche antiche del bacino del Mediterraneo: un tentativo di interpretazione in Homo edens. Diapress, Milano 1989

[6] Ap., De re coq., VIII

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Pubblicato il 03/03/2014, in Cultura con tag , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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